Due nuove opportunità professionali per DPO

Pubblicati su www.preventivo.info 2 nuovi bandi pubblici per incarico DPO:

1) Importo compenso: 360.000 euro – Area: Lombardia – Scadenza: 23/4/2021

2) Importo compenso: 4.000 euro – Area: Sicilia – Scadenza: 20/4/2021

Attestazione Esperto Privacy Covid-19

Attestazione Esperto Privacy Covid-19 è l’attestazione per dimostrare le proprie competenze professionali in ambito privacy relative al Covid-19.

Il percorso prevede due fasi
1) Formazione on line con la consultazione del materiale didattico (c.a. 2 ore apprendimento)
2) Esame on line finale con 20 domande a risposta SI/NO, superato il quale si riceve l’Attestazione Esperto Privacy Covid-19 con relativo attestato numerato, e iscrizione nell’elenco online  Esperti Privacy Covid-19

A chi è rivolta: consulenti privacy e DPO, Titolari trattamenti dati

Vantaggi
_ dimostrare le proprie competenze privacy in ambito gestione Covid-19
_ dimostrare il proprio aggiornamento professionale continuo

Approvato da ADPOE – Associazione Data Protection Officer Europei www.adpoe.eu

FAQ
1) In quanto tempo viene attivato l’accesso al percorso di attestazione?
Entro 24 ore dal pagamento l’utente riceve i codici di accesso all’erea elearning dove potrà consultare il materiale didattico e una volta raggiunte le 2 ore di consultazione, accedere all’esame on line

2) Da chi è riconosciuta l’Attestazione  Esperto Privacy Covid-19?
L’attestato rilasciato certifica il percorso formativo e l’avere superato l’esame di valutazione. E’ un certificato ordinario di formazione, pertanto è un documento che attesta le relative competenze.

3) Se non supero l’esame, posso ripeterlo?
Sì, puoi ripetere l’esame finale due volte

4) L’iscrizione all’elenco Esperti Privacy Covid-19 ha una scadenza?
No, la visibilità in tale elenco non ha scadenza

Novità Marzo 2021 – Pubblicato il software Check Privacy WhatsApp

Novità Marzo 2021 – Pubblicato il software Check Privacy WhatsApp

Check Privacy Whatsapp

A cosa serve? Ad evitare le sanzioni privacy nell’utilizzo aziendale di WhatsApp e ad ottimizzarne l’utilizzo.

A chi serve: DPO, consulenti privacy, Titolare trattamenti dati azienda

Perchè utilizzarlo? Perchè l’utilizzo aziendale di WhatsApp avviene frequentemente in violazione del GDPR. Il software permette di evitare le sanzioni privacy possibili.

Guarda come funziona dal seguente link

Privacy: Il datore di lavoro non deve sapere chi si è vaccinato

Lo dice il garante della privacy in risposta ad alcune FAQ relative al trattamento dei dati personali di vaccinazione Covid-19 dei dipendenti di imprese, enti e amministrazioni pubbliche.

Il trattamento di questi dati costituisce un illecito.

In pratica il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali.

Il datore di lavoro può solo acquisire,  i giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente (che potrà invece verificare nella propria anamnesi se il lavoratore risulti o meno vaccinato).

Nuove opportunità professionali per consulenti privacy e ISO 27001

Sono disponibili nuove opportunità professionali per consulenti privacy e ISO 27001
Per consultarle clicca qui

Veneto – Consulente privacy
Liguria – Consulente privacy
Emilia Romagna – Consulente privacy
Veneto – Docente privacy
Friuli Venezia Giulia – Docente privacy
Lombardia – Consulente ISO 27001

FAQ – Trattamento di dati relativi alla vaccinazione anti Covid-19 nel contesto lavorativo

1. Il datore di lavoro può chiedere conferma ai propri dipendenti dell’avvenuta vaccinazione?

NO. Il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale o copia di documenti che comprovino l‘avvenuta vaccinazione anti Covid-19. Ciò non è consentito dalle disposizioni dell’emergenza e dalla disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il datore di lavoro non può considerare lecito il trattamento dei dati relativi alla vaccinazione sulla base del consenso dei dipendenti, non potendo il consenso costituire in tal caso una valida condizione di liceità in ragione dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel contesto lavorativo (considerando 43 del Regolamento).

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2. Il datore di lavoro può chiedere al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati?

NO. Il medico competente non può comunicare al datore di lavoro i nominativi dei dipendenti vaccinati. Solo il medico competente può infatti trattare i dati sanitari dei lavoratori e tra questi, se del caso, le informazioni relative alla vaccinazione, nell’ambito della sorveglianza sanitaria e in sede di verifica dell’idoneità alla mansione specifica (artt. 25, 39, comma 5, e 41, comma 4, d.lgs. n. 81/2008).

Il datore di lavoro può invece acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica e le eventuali prescrizioni e/o limitazioni in essi riportati (es. art. 18 comma 1, lett. c), g) e bb) d.lgs. n. 81/2008).

3. La vaccinazione anti covid-19 dei dipendenti può essere richiesta come condizione per l’accesso ai luoghi di lavoro e per lo svolgimento di determinate mansioni (ad es. in ambito sanitario)?

Nell’attesa di un intervento del legislatore nazionale che, nel quadro della situazione epidemiologica in atto e sulla base delle evidenze scientifiche, valuti se porre la vaccinazione anti Covid-19 come requisito per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni, allo stato, nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro, come nel contesto sanitario che comporta livelli di rischio elevati per i lavoratori e per i pazienti, trovano applicazione le “misure speciali di protezione” previste per taluni ambienti lavorativi (art. 279 nell’ambito del Titolo X del d.lgs. n. 81/2008).

In tale quadro solo il medico competente, nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo e nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie anche in merito all’efficacia e all’affidabilità medico-scientifica del vaccino, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti e, se del caso, tenerne conto in sede di valutazione dell’idoneità alla mansione specifica.

Il datore di lavoro dovrà invece limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore (art. 279, 41 e 42 del d.lgs. n.81/2008).